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Storia delle Campagne elettorali in Italia
Paolo Mattera commenta:
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Storia delle Campagne elettorali in Italia, a cura di Pier Luigi Ballini - Maurizio Ridolfi, Milano, Bruno Mondadori, 2002
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La campagna elettorale è per gli storici un argomento sfuggente, difficile da definire e circoscrivere sul piano concettuale e metodologico ed è stata spesso, perciò, toccata solo incidentalmente. Il volume curato da Ballini e Ridolfi rappresenta quindi un’importante novità e, oltre a costituire il punto di approdo di una stagione di studi iniziata alla fine degli anni Ottanta, definisce un’interessante agenda di temi per ricerche future.

L’interesse verso le campagne elettorali si era infatti, da un lato, inizialmente concentrato sugli aspetti metodologici e giuridici, indagando le regole che disciplinavano la materia e i meccanismi che organizzavano la trasformazione dei voti in seggi. La “nuova storia politica”, in secondo luogo, innovando profondamente lo statuto scientifico della disciplina, ha più recentemente diretto la propria attenzione verso le identità di gruppo, le forme associative, i simboli, i riti e, di conseguenza, il linguaggio e la comunicazione. Il libro, radunando studiosi con esperienze e sensibilità diverse, si pone come punto di raccordo e confluenza di questi due percorsi di studio. I saggi introduttivi dei due curatori forniscono quindi le coordinate (Ballini per quanto concerne le regole, Ridolfi in merito alle trasformazioni della politica) per l’intero periodo considerato (l’Italia dall’Unità ad oggi), lasciando poi agli altri autori l’incarico di entrare nel dettaglio, ciascuno per un’epoca specifica.

La narrazione si snoda lungo alcuni passaggi significativi della storia dell’Italia contemporanea, ponendo particolare attenzione alla dimensione sociale della politica. Si parte quindi dalle pratiche elettorali del periodo della Destra, quando il “movimento elettorale” (la parola “campagna” si usava meno) “quasi non si avverte” – ci informa Emma Mana – per effetto della “sostanziale coincidenza tra opinione pubblica, elettorato, gruppi dirigenti e personale politico”: sono ancora i notabili a fungere da epicentro della vita politica. Subentrano poi le “macchine elettorali” che, lungi dall’essere una mera appendice delle organizzazioni di partito (come implicitamente vengono considerate molto spesso), sortiscono effetti importantissimi sul modo in cui la politica è percepita dai cittadini che in numero crescente si affacciano al voto. È Serge Noiret ad analizzare quindi l’interazione tra dimensioni di massa, trasformazioni delle propaganda e conflitti politici nell’Italia prima e dopo la guerra mondiale. Le forme religiose della politica fascista e le pratiche totalitarie di mobilitazione in occasione dei plebisciti – oggetto del saggio di Enzo Fimiani – costituiscono poi un’eredità pesante, da cui non potranno prescindere i partiti che rifonderanno la democrazia: luoghi, forme e linguaggi della politica sono profondamente cambiati e solo quelle organizzazioni capaci di rielaborarli in chiave democratica riusciranno a guidare il nuovo stato repubblicano. Il saggio di Stefano Cavazza, attraverso le campagne del 1946 e del 1948, illustra le difficoltà della democrazia in un Paese profondamente diviso e mostra le contraddizioni della cittadinanza repubblicana; il periodo a cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta vede invece la sovrapposizione tra le forme tradizionali di propaganda (comizio e conferenza in teatro) e il nuovo mezzo: la televisione, che irrompe sulla scena in occasione delle amministrative del 1960. Alla propaganda politica nell’era televisiva sono dedicati, infine, gli ultimi due saggi di Francesca Anania e Fabrice d’Almeida che, partendo dagli anni Settanta, conducono l’analisi fino all’oggi.

Come si può vedere da questa brevissima rassegna, la campagna elettorale è interpretata dagli autori come una “spia”, un angolo di visuale che permette di cogliere efficacemente problemi complessi e di raccontare le trasformazioni conosciute dalla politica in un secolo e mezzo. Il volume si pone quindi come una riflessione aggiornata su una disciplina ancora “giovane” e sembra destinato a diventare un sicuro punto di riferimento per gli studi futuri in materia.