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Angelo
Varni - Franco
Della Peruta I problemi generali. Scambio di idee fra Angelo Varni e Franco Della Peruta
Angelo Varni – Franco Della Peruta, che è buon conoscitore degli archivi italiani, ritiene di poter intervenire sui problemi generali della documentazione esistente, in particolare a Milano e in Lombardia, e anche spiegare ai lettori perché mai tanta documentazione, che potrebbe anche modificare certe omissioni della storiografia, certe mode, certi luoghi comuni, restino talora poco esplorate.
Franco Della Peruta – Sappiamo tutti, coloro che fanno questo mestiere, che alla base di una ricerca vera c’è una documentazione che può essere di natura archivistica, conservata negli archivi di Stato e negli altri archivi, e può essere conservata anche, per quanto riguarda il materiale a stampa e talvolta il manoscritto, nelle biblioteche.
Diceva un grande erudito di fine Settecento, Girolamo Tiraboschi, che gli studiosi a volte si trovano nei confronti della documentazione nella stessa situazione in cui si trovano i difensori di una fortezza che è piena di armi ma di cui essi ignorano l’esistenza.
Quindi il primo problema è riuscire a capire quello che c’è nelle biblioteche o negli archivi.
Questo sembra apparentemente semplice perché sono secoli che ci si occupa di un’opera di sistemazione, catalogazione, inventariazione; però resta ancora moltissimo da fare. Come diceva Varni, si può partire da una esemplificazione ridotta che parta da Milano e dalla Lombardia e che può essere allargata poi in base alla comune esperienza ad altre parti d’Italia.
In Lombardia, nella provincia di Brescia, c’è un centro non particolarmente grande, come tanti centri minori, che è Chiari.
Chiari ha dato la nascita ad un famoso abate, l’abate Morcelli, epigrafista e studioso di antiquaria, che creò tra la fine del Settecento e l’inizio Ottocento una grande biblioteca impostata sistematicamente per lo studio delle antichità greco-romane ed ebraiche. Questa biblioteca è conosciuta perché la Regione Lombardia ha pubblicato anni fa il suo catalogo; però, chi varca la grande sala della biblioteca di Morcelli si trova di fronte ad una serie di stanze in cui è conservata la biblioteca di uno studioso di fine Ottocento, Cavalli, che raccoglie circa 3.000 volumi relativi al pensiero politico dall’inizio del Cinquecento in avanti e una miscellanea di circa 15.000 opuscoli. Questo materiale, che riguarda la storia politica, la storia sociale, la storia amministrativa, la storia del Veneto e della Lombardia, non è ancora catalogato.
Vorrei fare poi qualche altro esempio relativo a Milano. Qui, nelle Civiche raccolte storiche del Comune, è affluito qualche anno fa un fondo Cormio Gaetano (nato a Molfetta intorno al 1880), noto per aver lasciato al museo di Storia naturale della città lombarda una xiloteca di grande rilievo (un centinaio di campioni di essenze). Il fondo in questione comprende alcune centinaia di opuscoli relativi al movimento anarchico dal 1880 al 1920 (in gioventù Cormio era stato, appunto, anarchico). Un’altra sezione di questa raccolta è relativa all’organizzazione del lavoro negli anni Venti-Trenta e quindi per questo tema risulta essere molto rilevante negli studi storici.
Procedendo nell’esemplificazione relativa alle Civiche raccolte storiche milanesi, è qui depositato l’archivio di Angelo Olivetti, importante per la storia del sindacalismo rivoluzionario fino al fascismo. Questi sono esempi che possono spingere anche la rivista “Storia e Futuro” a farsi promotrice di una serie di carotaggi utilizzando colleghi e amici per cominciare ad individuare nuove fonti, che ai fini della memoria collettiva potrebbero avere il loro rilievo.
Varni – Una questione forse meno rilevante rispetto a quello che stiamo dicendo, ma che ha una sua importanza, anche per gli obiettivi di “Storia e Futuro”, e che può interessare i giovani studenti o studiosi di storia che vogliano cominciare a guardare fondi dell’età contemporanea tra fine Settecento e giorni nostri, riguarda le biblioteche più importanti in Lombardia. Quali sono?
Della Peruta – Brera innanzitutto, perché la Nazionale di Brera ha avuto a lungo il diritto di stampa a partire dall’età napoleonica per tutta la Lombardia e, poiché la produzione a stampa in Lombardia era la più ricca fra le varie regioni, è quindi ovvio che il materiale così conservato è di grandissima importanza. A Brera è quasi tutto inventariato e schedato, a parte alcune miscellanee e fondi considerati minori, come i romanzi o i libri di testo.
Poi c’è la biblioteca delle Civiche raccolte storiche o del Risorgimento, che, nonostante il nome, è una biblioteca per l’età moderna e contemporanea. Un esempio: sono stati schedati solo di recente in una tesi di laurea circa 500 opuscoli relativi al dibattito degli anni 1788-1790 in Francia (quindi tutta la discussione preliminare agli Stati generali e poi il primo periodo della rivoluzione). È intuitivo che si tratta di un fondo di enorme interesse che potrà essere utilizzato grazie a questa schedatura. Ma di esempi di questo tipo ce ne sono molti.
Varni – Quindi è materiale che non riguarda solo la Lombardia e l’Italia?
Della Peruta – No, in questo caso riguarda la storia europea. Poi, per quanto riguarda una prospettiva non solo italiana, c’è la biblioteca della Fondazione Feltrinelli. La Fondazione Feltrinelli, questo è molto noto, ha raccolto decine di migliaia di testi a stampa relativi al movimento operaio e socialista nei vari paesi: la socialdemocrazia tedesca, il populismo e il comunismo, e così via; però ha dei fondi molto importanti anche per quanto riguarda, ad esempio, la rivoluzione francese, l’illuminismo francese o il cameratismo tedesco.
Varni – Tu ritieni quindi che per fare ricerche originali ci sia molto materiale stampato che non è troppo utilizzato dalla storiografia?
Della Peruta – Nella Feltrinelli certamente, per esempio su tutti i filoni del socialismo e del movimento operaio sindacale.
Varni – E fuori Milano quali sono le grandi biblioteche?
Della Peruta – In base alla mia esperienza personale le biblioteche importanti sono tante, però la storia delle biblioteche italiane connessa alla storia politica del Paese fa sì che le biblioteche di centri come Brescia, Bergamo, Mantova o Cremona siano estremamente importanti per un’ampia gamma di studi, anche perché in esse ci sono moltissimi manoscritti, carteggi e archivi privati. Ogni biblioteca capoluogo di provincia è inoltre titolare del diritto di stampa, quindi riceve tutto il materiale relativo allo stampato nel proprio territorio (se ne ricava che il diritto di stampa è identificato in base al luogo di stampa, non al luogo dell’editore ed alla ragione sociale, quindi a Brera, che ha il diritto di stampa per la Lombardia, le pubblicazioni che Mondadori stampava a Verona non ci sono). Io credo che gli enti locali, soprattutto le Regioni, potrebbero fare molto e hanno già fatto molto, sia in Emilia-Romagna o in Toscana, dove il lavoro di catalogazione è stato avviato da tempo, e anche in Lombardia.
In Lombardia vorrei segnalare due pubblicazioni (di due volumi ciascuna): una è l’inventario dei carteggi esistenti in tutte le biblioteche lombarde (quindi che riguardano non solo la Lombardia, ma l’intera Italia), l’altra è la guida dei fondi minori delle biblioteche lombarde aperte al pubblico, dove si possono individuare tanti percorsi, dal duello alla statistica.
Varni – E per le emeroteche?
Della Peruta – A parte le riviste di carattere nazionale, Brera possiede soprattutto le pubblicazioni periodiche lombarde dal Settecento in avanti, mentre spesso per le pubblicazioni non lombarde si è sguarniti. Quando io insegnavo all’università, spesso venivano studenti che chiedevano: “Voglio fare una tesi sulla questione meridionale, sulla Puglia”; e la risposta era che stando a Milano la cosa non era possibile per la mancanza del materiale documentario, e specie dei periodici locali. I giornali sono però, per fortuna, in altissima percentuale conservati alla biblioteca Nazionale di Firenze dal 1871-1872, grazie al diritto di stampa.
Val la pena di segnalare l’esistenza – nelle Civiche raccolte storiche milanesi – del fondo Gnecchi, un collezionista che raccolse circa 15.000 primi numeri dei fogli e dei periodici non politici stampati in tutta Italia – dalle grandi città ai piccoli centri – fra il 1815 e il 1914 (dalla moda ai bollettini parrocchiali). È in corso la schedatura informatica di questo prezioso materiale, che costituirà – una volta ultimata la catalogazione – un indispensabile strumento di informazione bibliografica.
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