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Roberto
Saracco Tecnologia e Comunicazione: uno sguardo all’evoluzione dei paradigmi
Alcune riflessioni sullo scenario
Questo scenario identifica ovviamente moltissime opportunità di business da un lato e, dall’altro, modalità nuove di comunicazione che permettono di soddisfare bisogni e “interessi” che hanno accompagnato tutta la storia dell’uomo e proprio per questo profondi e reali.
Allo stesso tempo mette in luce vari problemi che pongono nuove sfide concettuali ma anche concrete. Se non riusciamo ad affrontare queste sfide e a superarle sarà difficile riuscire a portare questi servizi (e tecnologie) nella vita di tutti i giorni. Resteranno sullo sfondo, magari in alcuni musei della scienza come testimonianze di ciò che sarebbe possibile ma non diventa abitudine.
Storia o ricordi?
Vogliamo davvero memorizzare la nostra vita in un gigantesco album che potenzialmente potrebbe farcela rivivere così come è
accaduta? In fondo raccogliamo le foto dei nostri viaggi, quelle con la fidanzata e poi le foto di famiglia… Il punto sta proprio in quelle tre parole “come è accaduta”. I ricordi sono una interpretazione della realtà, interpretazione che continua a cambiare nel tempo anche se in qualche misura viene percepita da ciascuno come memoria della realtà. Probabilmente se ricordassimo la realtà “vera” non saremmo in grado di imparare e di migliorare. Sembra paradossale ma è vero. È il processo di deformazione e concettualizzazione che ci permette di vedere le cose da un altro punto di vista e quindi di uscire dalla “scatola” dell’oggettività.
Non credo che ci siano all’orizzonte dei meccanismi che permettano di ricreare questo. La tecnologia fotografa la realtà, a volte può distorcerla per motivi intrinseci alla tecnologia stessa od al suo uso, ma non la re-interpreta. Soprattutto non la re-interpreta come faremmo noi, ciascuno in modo diverso dall’altro. In un certo senso quando il bambino vede l’orsetto insieme al nonno vero viene guidato a re-interpretare la realtà attraverso la guida del nonno che gli racconta come lui giocava, che sensazioni provava. E non sono quelle di allora ma quelle che lui ricorda, e che quindi prova quando le sta raccontando. Il nonno “virtuale” racconta una storia che è più vera, oggettivamente, in quanto è esattamente la storia avvenuta, ma non è quella che avrebbe raccontato il nonno vero, in un certo senso quindi questa storia “vera” è artificiale.
Il bambino che entra nello schermo e gioca con l’orsetto insieme al nonno tornato bambino (ma bambino virtuale) gioca effettivamente come il nonno forse avrebbe giocato a 4 anni con un suo coetaneo. Perde però il nonno che ha conosciuto.
Privacy
Se possiamo trovare opinioni diverse rispetto al fatto di volere memorizzare la propria vita (credo, comunque, che questo, in qualche misura, accadrà) è probabile che la stragrande maggioranza delle persone sia molto spaventata dai rischi di invasione alla propria privacy che una tale memorizzazione potrebbe comportare. Come impedire alla propria “metà” di dare un’occhiata a quello che abbiamo fatto… prima di lei, o peggio ancora mentre eravamo già “in sintonia di amorosi affetti”? Un diniego potrebbe essere male interpretato, se si accondiscende alla domanda non c’è più bisogno di interpretazione…
Sarebbe lecito alla autorità giudiziaria dare un’occhiata sul nostro hard disk per vedere dove eravamo una certa notte e cosa abbiamo effettivamente fatto? Il livello di privatezza delle informazioni legittimo per ciascuno di noi in che misura diventa contrario agli interessi pubblici?
Il problema non è affatto teorico. Anche se facessimo finta che lo shadowing non accadrà, che non sarà obbligatorio, che ciascuno avrà comunque la possibilità di proteggere e mantenere riservati i suoi dati (ma sarà ad esempio ammesso l’editing, la correzione di quanto è stato registrato…?) la diffusione dei sistemi di controllo con webcam che riprendono sempre più spazi del pianeta e quindi le nostre azioni portano allo stesso tipo di problemi con l’aggravante che in questi casi non sappiamo neppure bene chi conosce cosa abbiamo fatto, dove, quando…
Proprietà
La proprietà della propria ombra è una cosa ovvia. Tuttavia, ho osservato che questa ombra, in molti casi, può avere un notevole valore per altre persone o aziende. Quindi, in un futuro prossimo potremmo avere persone che si vendono la propria ombra, altre che fanno inserzioni sui giornali per acquistarne una, chi si darà alla intermediazione di ombre e chi studierà sistemi per integrare varie ombre creandone di sintetiche. Potremmo anche avere persone che tentano di rubare la nostra ombra. E cosa succede se la nostra ombra, almeno in parte, è utilizzata dal nostro datore di lavoro? Quali diritti abbiamo su di essa. Dobbiamo pretendere un pagamento se un avatar che sfrutta la nostra ombra genera reddito per l’azienda in cui lavoriamo?
Integrità delle informazioni
Lo shadowing è molto più di un album di foto, non solo perché ha tante foto, per il modo in cui lo si può utilizzare. Cosa succede se perdiamo anche solo parte delle informazioni contenute? Non solo potrebbe esserci un “black out” di un pezzo di vita, l’effetto potrebbe estendersi come un’onda alterando anche altri pezzi di vita, cambiando il loro significato. Vero che abbiamo vissuto per centinaia di migliaia di anni “senza lo shadowing” tuttavia …
Questo problema sarà affrontato in realtà ben prima che lo shadowing si diffonda. Infatti, come abbiamo visto, ci sono molti servizi che in qualche misura lo anticipano e per diversi di questi l’integrità dei dati sarà un elemento cruciale.
Spero di avere evidenziato, con questo articolo, la profonda relazione tra innovazione tecnologica e paradigmi di comunicazione. Questa relazione continuerà e l’evolversi delle tecnologie aprirà ulteriori spazi di comunicazione soddisfacendo quello che è un bisogno di base della razza umana. Scambiare informazioni, emozioni e progredire… insieme.
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