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Roberto
Saracco Tecnologia e Comunicazione: uno sguardo all’evoluzione dei paradigmi
Nuovi Servizi
Dopo questa carrellata sulle tecnologie alla base di varie forme di comunicazione vediamo alcuni nuovi servizi che possono essere messi in campo fornendo nuove modalità di comunicare, in aggiunta a quelli a cui ho già accennato presentando le tecnologie.
Comunicare per imparare
Il settore dell’apprendimento avrà una importanza ancora maggiore nel futuro di quanto non abbia oggi andando ad interessare una nuova fascia di persone, quelle che in teoria avrebbero già finito di studiare ed operano nel mondo del lavoro. Il rapido cambiamento del contesto e le possibilità offerte da nuovi servizi e tecnologie richiedono un costante aggiornamento professionale. Il fatto che nel futuro una persona dovrà cambiare almeno 5 volte il tipo di lavoro che fa porta ovviamente ad una richiesta di un apprendimento continuo.
Qui abbiamo un paradosso. Specie nel settore delle piccole aziende, che in Italia costituiscono la maggiore struttura produttiva, le risorse valide, quelle che rendono e producono valore per l’impresa, non vengono formate periodicamente in quanto non ci si può permettere di distrarle dal processo produttivo. Eppure sono queste le persone su cui sarebbe più importante investire.
Occorre allora utilizzare dei servizi di apprendimento continuo che si integrino nel processo lavorativo. Ad esempio: se un persona opera ad un video terminale, in vari momenti della giornata in cui questa sta facendo una certa azione si può presentarle delle informazioni che la aiutino non solo a svolgere meglio il proprio lavoro ma anche ad imparare man mano. Un sistema software può registrare via via quanto una persona fa e come lo fa e sulla base delle conoscenze disponibili a livello aziendale dare suggerimenti. Se sto scrivendo una relazione sull’uso dell’ADSL per valutare quale sia il mercato potenziale per la mia azienda, mentre scrivo un software può intercettare la parola “ADSL” e fare apparire una finestra che mi dice le ultime novità in questo settore o magari mi informa che un collega è esperto su uno specifico aspetto e magari può aprirmi un canale diretto di comunicazione con lui.
La competenza aziendale in un certo senso non esiste oggi: è da ricercarsi nelle competenze di ciascuna delle persone che operano. È necessario un salto qualitativo nella comunicazione per far sì che queste competenze siano in effetti condivise e diventino delle reali competenze aziendali.
Comunicare per socializzare
La diffusione dei video giochi va verso una loro messa “in rete”. Questo deve essere sfruttato non solo per proteggere meglio la proprietà intellettuale del fornitore (impedire le copie illegali) o per dare nuove modalità di gioco (competere su un circuito virtuale con altri giocatori collegati in rete in quel momento che pilotano altre auto virtuali). Piuttosto deve offrire la possibilità ai partecipanti di dialogare direttamente tra di loro.
La maggiore banda che si sta rendendo disponibile permette questa comunicazione. Mentre piloto un aereo in Flight Simulator on line vedo altri aerei, anche loro guidati tramite Flight Simulator da altre persone. Perché non iniziare un dialogo con alcuni di questi? Dopo poco tempo si potrebbe scoprire che è più interessante parlare con un neozelandese che volare con il simulatore.
I bambini in auto si annoiano e non lo nascondono… creando un ambiente esasperato dopo la quinta volta in cinque minuti in cui arriva la domanda: “Siamo arrivati?”
Soluzioni come far loro vedere dei film con il sistema di intrattenimento di bordo non sono soddisfacenti più di tanto in quanto se da un lato raggiungono lo scopo di zittirli dall’altro avvitano i loro bulbi oculari ad uno schermo per l’ennesima volta. Sfruttando nuove tecnologie di comunicazione è possibile, ad esempio, proiettare un piccolo clip relativo al posto in cui si sta viaggiando, magari Cesare che si appresta a varcare il Rubicone, e quindi invitarli a guardare fuori sfidandoli a vedere per primi il famoso fiumiciattolo. Potrebbero ad esempio schiacciare un bottone appena lo vedono ed il sistema può attribuire dei punti come in un videogioco. Dopo il Rubicone si tratterà di vedere un certo campanile… e così via. L’obiettivo è quello di stimolare i ragazzi a guardare il mondo reale. E parte di questo stimolo può derivare dall’istituire delle comunicazioni “volanti” con altri ragazzini, anche loro in auto sulla stessa autostrada magari separati solo da qualche chilometro. Il chat da auto credo possa essere un servizio interessante, soprattutto se realizzato in voce e quindi senza obbligare a guardare uno schermo.
Comunicare per fare turismo
Supponiamo di essere arrivati a Venezia. Perché non provare a fare una caccia al tesoro per le strade della città? Prendiamo dei computer palmari collegati a dei telefonini e dividiamoci in squadre. Ciascuna squadra sarà guidata in diverse aree di Venezia e dovrà affrontare varie prove che consentiranno anche di imparare storia e cultura; dovrà anche risolvere dei quesiti che comportano una comunicazione vocale e visiva tra partecipanti situati in punti diversi. La comunicazione tra i gruppi assume una nuova forma, multimodale. Infatti non è sufficiente la voce, occorre la vista che consente di vedere quanto sta attorno e l’immagine presentata sui palm delle diverse squadre. Dalla integrazione di questi diversi elementi deriva l’informazione. La comunicazione ha elementi di sincronicità, la voce, di asincronicità, le immagini sul palm e di condivisione in un’area che “galleggia” tra le persone che comunicano.
Comunicare per incontrarsi
In Corea del Sud, si sono sviluppati in modo notevolissimo dei punti di incontro a metà strada tra il virtuale e il reale. Una via di mezzo tra l’Internet café e il pub. I giovani coreani vanno in questi locali e iniziano a “chattare” in rete con altri giovani che si trovano in altri locali simili sparsi per Seul. Quando per caso la conversazione stimola un interesse anche a vedersi uno dei due manda all’altro l’indirizzo del locale in cui si trova e il numero della postazione da cui sta “chattando”. A questo punto l’altro prende la metropolitana e dopo una mezz’ora è sul posto. Può mescolarsi a quanti si trovano lì e riconoscere il potenziale interlocutore dal numero della postazione che gli è stato dato. Se la “vista” non scoraggia ma anzi attira va a sedersi di fianco a lui per una comunicazione non più mediata.
Questo modo di trovarsi è diventato un vero e proprio fenomeno sociale, oggetto di numerosi studi.
Comunicare per allenarsi
L’allenamento è un meccanismo fondamentale per poter affinare le proprie capacità. Meglio se si ha la possibilità di effettuarlo sotto la guida di un esperto. Non esiste solo l’allenamento per riuscire meglio in uno sport, esiste anche quello per migliorare la capacità di suonare uno strumento musicale, quello per modellare la creta, quello per effettuare un’operazione chirurgica, quello per recuperare l’uso normale di un arto dopo che è stato ingessato per un mese…
Interfacce aptiche e comunicazione possono dare un enorme contributo.
Prendiamo un ragazzo che si alleni per fare uno slalom. Speciali sensori negli scarponi, negli sci, un sistema di telecamere che lo segue durante l’allenamento permettono di rilevare una notevole quantità di dati che può essere analizzata a tavolino. Informazioni derivanti da prove successive permettono di identificare quali sono le azioni che portano al migliore risultato e quindi si può focalizzare l’allenamento in quel senso. Alle ultime olimpiadi invernali, a Salt Lake, sono stati sperimentati sistemi di questo genere. Speciali chip negli sci trasmettevano informazioni a sensori distribuiti sulla pista e poi applicazioni software consentivano di paragonare in modo visivo l’efficacia della discesa.
Un paziente che debba effettuare un ciclo di riabilitazione a seguito di un incidente può indossare delle particolari scarpe dotate di sensori che permettono di monitorare i movimenti, li paragonano ai movimenti che quella persona faceva prima dell’incidente e consentono ad un medico di suggerire l’esercizio più adatto. Questo può essere fatto in qualunque momento della giornata in quanto il medico riceve le informazioni nel suo studio e può comunicare con il proprio paziente dovunque questo si trova.
Un chirurgo potrebbe operare da remoto utilizzando un robot che al suo posto effettua sul paziente le azioni necessarie. Già oggi alcune operazioni sono realizzate in questo modo. Il passaggio da chirurgo a robot può addirittura essere sfruttato per migliorare le prestazioni del chirurgo. Ad esempio si possono utilizzare delle tecnologie di stabilizzazione dei movimenti (come quelle adottate da alcune macchine fotografiche digitali per evitare il “mosso”) oppure si può far corrispondere ad un movimento di un millimetro della mano del chirurgo quello di un centesimo di millimetro da parte del robot. Il chirurgo vede, con una opportuna scala, il campo operatorio su di un video. Questa tecnica è utilizzata per operare sul cervello, sull’occhio e sui microvasi dove è fondamentale fare micro movimenti.
Uno studente in chirurgia può allenarsi su un modello virtuale di corpo umano provando a fare delle operazioni. Impugna un bisturi che gli dà esattamente le stesse sensazioni che darà il bisturi quando taglierà i tessuti e gli consente quindi, provando e riprovando, di acquisire la sensibilità necessaria. Non solo. Un chirurgo esperto potrebbe trasmettere a distanza le sensazioni che stanno arrivando alla sua mano nel momento in cui esegue una operazione permettendo a uno, o cento studenti, di sentire quelle stesse sensazioni impugnando quello che è un bisturi remoto che si muove esattamente come quello del chirurgo. In qualche misura è come se lo studente tenesse la sua mano su quella del chirurgo, anzi, meglio in quanto non solo percepisce esattamente i movimenti della mano del chirurgo, ma ne ricava anche le stesse sensazioni . Questo tipo di comunicazione “tattile” è fondamentale in chirurgia dove conta più la pratica della teoria.
Nello stesso modo in cui uno studente in chirurgia può fare pratica con un’interfaccia aptica, così chi impara a suonare uno strumento può migliorare la propria manualità. Il violino suonato dal maestro viene memorizzato in termini di sensazioni tattili che poi possono essere ricreate sulla mano dello studente che tiene l’archetto. Abbiamo una comunicazione tattile asincrona in questo caso, che quindi può essere utilizzata a migliaia di chilometri di distanza in quanto la applicazione che ricrea la sensazione opera in locale. Non sarebbe così per l’operazione chirurgica diretta dal chirurgo ed eseguita dal robot: qui valgono i vincoli di distanza cui ho accennato descrivendo la tecnologia.
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