Download
Scarica il testo del saggio in formato PDF visualizzabile con Acrobat reader

 
Roberto Saracco
Tecnologia e Comunicazione: uno sguardo all’evoluzione dei paradigmi

I paradigmi

La comunicazione nasce come elemento primario di relazione sociale utilizzando un misto tra voce, sguardi, movimenti e postura . Avviene in tempo reale ed è bidirezionale, le due persone sono presenti nello stesso luogo nel medesimo istante.

L’invenzione della scrittura consente di utilizzare un nuovo paradigma di comunicazione il cui elemento primario è la asincronicità. Le due persone non sono più in contatto diretto e la comunicazione diventa frammentata, una sequenza di comunicazioni unidirezionali.

Il telegrafo dà velocità alla comunicazione asincrona al punto che in alcuni casi, quando anche la stazione ricevente è presidiata, abbiamo quasi la sensazione di un sincronismo nella comunicazione.

Il telefono permette a due persone di dialogare a voce come se fossero in una stessa stanza, ma separate da un divisore che ne impedisce il contatto visivo .

Negli ultimi cinque anni sui giornali si è spesso letto di come le comunicazioni dati tra calcolatori abbiano subito un’evoluzione dal punto di vista paradigmatico, un’evoluzione che dal time sharing, master slave, client server le ha fatte arrivare al peer to peer, cioè due estremi che, indipendentemente dal mezzo che li mette in connessione, dialogano direttamente tra di loro. Questa, che è una novità nel settore delle reti di calcolatori, è la norma nelle comunicazioni telefoniche. La conversazione avviene tra due terminali, i telefoni appunto, messi in contatto da una rete che a tutti gli effetti comunicativi è trasparente.

E la novità tanto enfatizzata del peer to peer “intelligente”, creato da Napster , altro non è che la trasposizione su reti di calcolatori della rete intelligente utilizzata nelle telecomunicazioni da più di venti anni. La figura 0 rappresenta in modo schematico la comunicazione peer to peer tra due utilizzatori in verde che fruiscono di un’infrastruttura di rete, in blu. La connessione è resa possibile da un centro di controllo, in rosso, che conosce la posizione del chiamato e quindi fornisce le istruzioni di collegamento tra chiamante e chiamato alle infrastrutture di rete.

Dico questo non per una rivalsa nel confronto dei “cugini informatici” piuttosto per sottolineare che esistono molti modi di effettuare una comunicazione dal punto di vista del paradigma. Il peer to peer è quello che si utilizza da quando Adamo ed Eva si sono incontrati per la prima volta, ripreso poi dalla tecnologia nelle telecomunicazioni perché, in quell’ambito, era il più semplice.

Curioso ricordare come Bell, uno degli inventori del telefono , mentre presentava la possibile applicazione del telefono la immaginasse come un sistema per permettere alla gente di ascoltare, riuniti nella piazza di un paese, un concerto. Insomma aveva inventato il telefono ma avrebbe voluto avere una radio. Per contro, Marconi si rammaricava che i segnali elettromagnetici trasmessi nell’aria potessero essere “ascoltati” da chiunque rendendo quindi problematica la comunicazione riservata tra due persone. Aveva inventato la radio ma avrebbe voluto avere inventato un telefono. Il paradigma della radio, come per la televisione, è il broadcast, schematizzato nella figura 1.

Dal punto di vista “tecnico” il paradigma del broadcast è in genere realizzato tramite una interconnessione di vari nodi , secondo distribuzioni a stella o a maglia, per far arrivare il segnale a molti nodi dislocati sul territorio a cui è preposta l’effettiva irradiazione “in broadcast” del segnale, come rappresentato nella schematizzazione in figura 2 in cui alla rete fisica, in blu, si sovrappone la diffusione del segnale, in verde, che sarà percepito sostanzialmente nello stesso istante da tutti gli ascoltatori.

Nel broadcast rimane la condizione di contemporaneità tra diffusione e ricezione, cioè gli ascoltatori devono essere “collegati” nel momento in cui avviene la diffusione. Questa condizione viene alterata, come vedremo più diffusamente, nel momento in cui si utilizzano delle memorie nei punti terminali. In questo caso, infatti, un ascoltatore potrebbe delegare, ad esempio ad un videoregistratore, la ricezione del segnale per poi fruire della comunicazione nel momento che più gli aggrada.

Nei prossimi anni vedremo emergere altri paradigmi di comunicazione veramente nuovi. Uno è quello del cluster to cluster, l’altro quello dello sticker. Vediamoli brevemente.

Verso ambienti di comunicazione

La progressiva proliferazione di periferiche attorno a noi, come accade in casa dove abbiamo impianto stereo, televisore, videoregistratore (digitale prossimamente), telefono, ricevitore satellite, fax… o anche semplicemente la varietà di oggetti su di noi come cellulare, palmare, macchina fotografica digitale, walkman…, crea degli ambienti dotati di una pluralità di sistemi ciascuno potenzialmente in grado di effettuare qualche tipo di comunicazione.

Quello di cui avremo bisogno è un sistema che consenta di trasferire la comunicazione, da qualunque elemento da cui questa sia generata, al di fuori dell’ambiente e similmente sia in grado di indirizzare all’interno dell’ambiente stesso verso la periferica più appropriata la comunicazione entrante. Ad esempio: se sto ricevendo una immagine e sono per strada il mio telefonino può visualizzarla sul suo piccolo schermo ma se si accorge che ho un palmare nella tasca può dirigere l’immagine sullo schermo, decisamente più grande, che questo mette a disposizione. Per contro, se quella stessa chiamata fosse ricevuta in un ambiente domestico mentre sono in salotto il telefonino potrebbe ridirigerla sul televisore (ammesso che in quel momento non sia utilizzato), mentre sono in studio in una finestra sul PC… e così via.

Il futuro, quindi, è un futuro multi-terminale in cui la comunicazione avviene tra ambienti sfruttando quanto di meglio questi possano mettere a disposizione.

Interessante la domanda su chi possa diventare il regista, occulto, di questo smistamento. Certo a livello domestico iniziamo a vedere alcuni candidati, dal residential gateway proposto da molte società di telecomunicazioni al frigorifero del futuro che coordina tutti gli elettrodomestici casalinghi . Inoltre alcune società che operano nell’impiantistica stanno sperimentando sistemi intelligenti di cablatura della casa in cui i diversi apparati sono monitorati da un punto centrale, punto che in prospettiva potrebbe diventare il direttore d’orchestra cui accennavo. Le aziende di informatica, che sono già presenti con il PC in molte case, non sono ovviamente meno interessate a questo tipo di comunicazione e tendono a far crescere le funzionalità del PC per farlo diventare il residential gateway .

Notiamo anche come una comunicazione mediata dall’ambiente attorno a noi è una comunicazione a cui non siamo ancora abituati (a parte vederla in Star Trek in cui gli attori parlano con le pareti e vedono apparire immagini olografiche sul ponte di comando).

Serendipity

L’ambiente di comunicazione può essere analizzato anche sotto un altro profilo, quello della comunicazione “imprevedibile”.

La quantità di informazioni, la facilità con cui vi si accede e quella con cui queste vengono trasportate seppure di grandissimo valore crea anche una “svalutazione” dell’informazione stessa. Lo si vede a livello di valore attribuito alla singola informazione: ricerche di mercato in USA rilevano che i consumatori non sono disponibili a pagare per avere informazioni, e la ragione non è nella loro inutilità ma nella loro abbondanza. Se si chiude un rubinetto (o lo si fa pagare) ne esistono decine di altri pronti ad offrire informazioni equivalenti in modo gratuito.

L’idea che la società dell’informazione e della comunicazione avrebbe portato ad una diminuzione delle grandi città, dato che è possibile lavorare anche da casa magari in campagna, non ha trovato una sua realizzazione ed il motivo di fondo, credo, è che la presenza imprevedibile di molte persone consente una comunicazione che dà molto valore. Racchiusi dentro la nostra casa potremmo solo stabilire comunicazioni “prevedibili” mentre andando alla macchinetta del caffè o a prendere un panino al bar di fronte all’ufficio abbiamo la possibilità di comunicare all’interno di una rete di relazioni quanto mai varia e complessa. La Silicon Valley, e la Silicon Alley, sono due esempi tipici che evidenziano quale sia l’importanza di una comunicazione non pianificata. Il paradigma del cluster potrà aprirsi anche a questo tipo di comunicazione nel prossimo futuro. Ambienti di comunicazione che interagiscono con altri ambienti remoti creando delle finestre tra l’uno e l’altro.

Il secondo paradigma cui voglio accennare, lo sticker si basa sulla considerazione che vivremo sempre di più in un mondo in cui le informazioni giocano un ruolo rilevante. Di nuovo siamo in una situazione in cui il gatto si mangia la coda: la facilità di produzione, elaborazione e visualizzazione di informazioni le rende sempre più diffuse e quindi ci stiamo abituando ad averle intorno a noi al punto che quando mancano ci troviamo spersi. L’e-mail, la maledizione di questa decade, è divenuta talmente indispensabile che troviamo Internet café nei posti di vacanza più sperduti.

Comunicazione galleggiante

Sticker non è un nome affermato in letteratura, è un nome che utilizzo in quanto l’idea alla base di questo paradigma di comunicazione è quella in cui le informazioni, che in qualche modo galleggiano attorno a me e nell’ambiente in cui casualmente mi trovo, si aggregano su di me e sulle mie applicazioni restandovi appiccicate.

In realtà non è qualcosa di completamente nuovo, quello che è nuovo è il modo in cui lo si può realizzare e le sue implicazioni. Ad esempio, oggi mentre ci spostiamo in città vediamo tutto attorno a noi pubblicità; mentre siamo in salotto, forse, la televisione ci bombarda con informazioni anche se non siamo noi quelli che l’hanno accesa e senza che probabilmente vi prestiamo alcuna attenzione; giornali dai banchi dell’edicola ci propongono i loro titoloni e persino quando giriamo la chiavetta dell’accensione in auto ci viene detto di allacciarci la cintura. Questi non sono che alcuni esempi di comunicazioni “non richieste”, che semplicemente accadono e in qualche modo ci coinvolgono.

A New York una piccola azienda, Wireless Graffiti, propone un servizio che consente ad una persona di lasciare i suoi messaggi “in aria” nel punto in cui la persona li ha generati, come scribacchiando dei graffiti su di una parete. Non appena qualcuno con un telefonino entra nell’area in cui è appeso il messaggio questo, o una sua copia, gli arriva sul telefonino. È come poter effettivamente scrivere nell’aria.

Il punto non è qui di discutere se un servizio di questo genere possa generare ricavi significativi o quale modello di business possa essere perseguito. Piuttosto, è quello di riflettere come questo meccanismo permetta di attivare un paradigma di comunicazione diverso da quelli usuali. Infatti, a differenza di un graffito eseguito su di un muro che sarà visibile da chiunque capiti nelle vicinanze, questo può essere gestito in modo tale che solo certe persone possano riceverlo, o solo un certo numero, o solo in certi momenti del giorno, o in certe occasioni.

Con questo servizio l’informazione rimane appiccicata in un punto geografico. Ma lo sticker si applica anche ad una persona o ad una applicazione o a un terminale. Infatti si può immaginare che mentre passeggio per la città il mio telefonino o il palmare dialoghino di continuo con l’ambiente pronti a caricarsi in memoria tutte quelle informazioni che potrebbero tornarmi utili. Vedremo poi dove può condurci questo tipo di attività se applicato alle estreme conseguenze, cioè quello di raccogliere sempre e comunque qualunque informazione.

Lo sticker accade anche quando coscientemente richiedo che certe informazioni siano sempre reperibili. Il modo più efficace per garantire questa reperibilità è di portarsele sempre dietro, di averle appiccicate addosso. Ad esempio di notte il computer di casa potrebbe raccogliere le notizie da vari giornali radio che trasmettono su Internet per cui ho dichiarato un interesse. Queste informazioni, presenti nella casa e pronte ad essere utilizzate ad esempio tramite il televisore, quando esco e prendo l’auto in garage mi seguono, opportunamente scaricate dal PC di casa al sistema di comunicazione dell’auto. Quando arriverò in ufficio le informazioni saranno ancora con me ed andranno a depositarsi sul PC sulla scrivania. Esco di corsa per prendere un aereo? Le informazioni continuano a seguirmi, quelle più le altre che magari si sono aggiunte durante le ore di ufficio, e le ritroverò sul sedile dell’aereo pronte ad essere visualizzate sullo schermo integrato nel sedile. Il tutto senza aver dovuto copiare file su dischetti o altro.

Lo sticker è un paradigma in cui la comunicazione è fondamentalmente asincrona e di tipo pull, cioè richiesta di volta in volta anche se implicitamente dal fruitore, mentre la raccolta delle informazioni è di tipo push, cioè le informazioni sono spinte ad appiccicarsi nel mio ambiente, in attesa di essere utilizzate.



   Pagina precedente         Inizio pagina         Pagina successiva