|
Cristina
Capineri Reti di comunicazione nell’era dell’informazione
Conclusione: la difficile lettura delle trasformazioni
Concludo queste riflessioni con un richiamo ad un tema caro alla geografia: il paesaggio. Le trasformazioni prodotte hanno avuto conseguenze anche sui paesaggi tradizionali, provocando una perdita dei simboli di riferimento. Tali trasformazioni non sono una prerogativa degli ultimi decenni, ma si sono verificate già a partire dalla rivoluzione industriale, rendendo i processi che plasmano i paesaggi visibili sempre più dissimulati sotto la loro superficie, e più difficili ad interpretarsi, se si adoperano le tradizionali chiavi di lettura del paesaggio umano.
Tuttavia durante la prima rivoluzione industriale il paesaggio è nel complesso ancora leggibile: il suo impatto più violento si esercita su spazi ristretti. Alcuni fattori produttivi sono rigorosamente localizzati, essendo di spostamento oneroso (giacimenti di carbone e minerali), e tale concentrazione trascina con sè quella della manodopera. In sostanza la tradizionale separazione fra città e campagna è ancora percettivamente ben chiara: il quadro (il paesaggio) d’insieme rimane leggibile abbastanza agevolmente.
 | | Figura 5: La fabbrica ottocentensca. |
Dalla fine dell’Ottocento entrano nel processo produttivo nuove e più flessibili forme e fonti di energia (l’elettricità, i motori a combustione interna) e nuovi materiali (leghe leggere, poi materie plastiche), che allentano decisamente il precedente radicamento dell’industria: essa può progressivamente articolarsi in unità minori e disperdersi sul territorio secondo regole assai più difficili a individuarsi. La stessa tradizionale divisione fra città e campagna entra in crisi, con l’accresciuto ruolo dei sobborghi e dell’economia del tempo libero.
Tale “crisi di leggibilità” si aggrava nell’ultimo quarto del ventesimo secolo, con l’avvento dell’informatica distribuita e il progredire delle connessioni in rete. È la fase cosiddetta della globalizzazione: le distanze tendono a comprimersi ulteriormente, la produzione risulta ulteriormente smaterializzata e le sue logiche sempre più difficilmente interpretabili.
 | | Figura 6: La Silicon Valley. |
Il paesaggio della Silicon Valley, nei pressi di San Francisco, California. La rete di interazioni operante in quest’area di industria tecnologicamente avanzata – elettronica, aerospaziale, informatica, robotica, biotecnologie – risulta del tutto indecifrabile attraverso la dimensione “paesaggistica” di una serie infinita di capannoni anonimi.
|