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Cristina Capineri
Reti di comunicazione nell’era dell’informazione

Le innovazioni nel sistema delle comunicazioni

Il tradizionale ruolo attribuito alle risorse materiali è stato sostituito da risorse intangibili, per lo più di natura socio-economica, che stanno alla base dei processi innovativi. L’innovazione tecnologica è oggi divenuta uno dei principali motori del progresso e si fonda su beni immateriali come la creatività, la conoscenza e l’esperienza. Questi beni costituiscono le risorse fondamentali per lo sviluppo attuale, proprio come lo erano le materie prime agli albori dell’industrializzazione.

Le innovazioni nel sistema delle comunicazioni oggi presentano tre caratteristiche principali. La prima si riferisce al processo di convergenza spazio temporale, dove le distanze, e i costi per superarle[8], vengono ridotti al massimo. Le telecomunicazioni in questo senso sono un interessante esempio: la posta elettronica ha in gran parte sostituito la corrispondenza tradizionale con notevoli risparmi di costi e tempi.



Tempi e costi della trasmissione di documenti[9]. Fonte: ITU, “Challenges to the network”, 1997.
Costi (US$) Tempo
Da New York a Tokyo
Via aerea 7.40 5 giorni
Corriere 26.25 24 ore
Fax 28.83 31 minuti
Internet e-mail 0.10 2 minuti
Da New York a Los Angeles
Via aerea 3.00 2-3 giorni
Corriere 15.50 24 ore
Fax 9.86 31 minuti
Internet e-mail 0.10 2 minuti

La seconda è costituita dall’incremento della velocità delle innovazioni che richiedono un impiego sempre più elevato delle risorse immateriali, menzionate prima, che producono innovazione. Le attività di ricerca e sviluppo sono fondamentali in questo senso in quanto responsabili di introdurre le innovazioni sui mercati. Un esempio significativo è quello del sorgere di reti di imprese innovative che effettuano transfer tecnologico come nel settore delle biotecnologie[10].

A questo scopo è stato avviato in Toscana il Progetto RITTS (Regional Innovating and Tecnology Transfer Strategies), in collaborazione con il DG XIII della Commissione Europea, per stimolare le attività di supporto all’innovazione e al trasferimento tecnologico, coordinando le attività degli attori regionali dei processi innovativi, mettendoli in rete e dotandoli di nuovi strumenti organizzativi e finanziari.

L’analisi della domanda di innovazione, svolta nell’ambito del RITTS, ha selezionato un campione di imprese toscane, raggruppate, in funzione del livello e dell’intensità di tecnologia coinvolta, in PMI dei settori tradizionali; alcune grandi imprese e le imprese high-tech.

Il primo gruppo di imprese, appartenenti ai settori tradizionali (tessile, abbigliamento, calzature, pelletteria, ecc.), accede all’innovazione solo tramite l’acquisizione di macchinari e l’utilizzo dei servizi post-vendita delle imprese fornitrici, oppure attraverso il ricorso a consulenti esterni o a “Centri di servizio settoriali” per la soluzione di problemi specifici. In questa tipologia di imprese, la domanda di innovazione stenta a manifestarsi e resta così esplicita. Le grandi imprese (Galileo, Nuovo Pignone, ecc.) operanti per lo più in settori ad alta e media tecnologia (meccanico, ottica di precisione) sono in genere già dotate di strutture interne di ricerca, e non chiedono alla Regione di svolgere una politica di R&S nei loro confronti, impedendo, salvo alcune eccezioni, di rafforzare il carattere sistemico del complesso degli insediamenti di ricerca e di produzioni high-tech. Infine le imprese high-tech, operanti nei settori chimico, farmaceutico, informatico-elettronico, meccanico, ecc., nascono in genere dal decentramento di imprese di dimensione medio grande o sono spin-off di istituti di ricerca applicata. Queste imprese, che rappresentano il migliore esempio di ricerca applicata esistente in Toscana, sono spesso caratterizzate da problemi di sottocapitalizzazione causati dall’assenza di un metodo che sostenga le imprese nascenti, impedendogli così di svolgere un ruolo più incisivo nel contesto produttivo.

Il terzo aspetto riguarda lo sviluppo delle “capacità innovative” delle regioni (a livello di meso e di micro spazi) che può essere raggiunto migliorando la qualità dell’istruzione tecnologica, sviluppando interventi di politica a supporto dell’innovazione. A tale proposito sono state costituite reti di regioni innovative (Innovative Regions Europe) con l’obiettivo di mettere in comune conoscenze ed esigenze comuni di sviluppo. In questo senso le reti non devono essere considerate come effetto di quella o questa innovazione tecnologica ma costituiscono un principio di gestione che mette in rapporto opportunità tecniche e scientifiche e le proprietà di un territorio[11].



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