|
Chiara
Giorgi “Le Assicurazioni sociali” e il dibattito italiano e internazionale sullo Stato sociale (1933-1943)
Funzione e struttura generali della rivista INFPS “Le Assicurazioni sociali”
“Previdenza sociale” – prima intitolata “Le Assicurazioni sociali” – è una rivista nella quale “si sono andati raccogliendo – grazie all’autorevolezza della Rivista, ai suoi rapporti con personalità, istituzioni scientifiche, enti sociali di tutto il mondo, all’illuminata direzione ed al tenace impegno redazionale – articoli di studiosi di chiarissima fama, su tutti i problemi sociali, notiziari dettagliatissimi sull’evoluzione della previdenza sociale nei vari paesi, bibliografie dell’intera produzione scientifica nel campo sociale, rassegne tecniche sulle questioni sanitarie, legali, e statistiche”. Così scriveva nel 1956 Angelo Corsi (p. 6), presidente dell’INPS per un lungo periodo del secondo dopoguerra (precisamente dal 1948 al 1966), nella presentazione della pubblicazione degli indici della rivista. E infatti “Le Assicurazioni sociali”, nata già dal 1925 – in particolare sotto la direzione del vice direttore generale dell’allora Cassa nazionale per le assicurazioni sociali (CNAS), professor Luigi Clerici – ebbe come scopo principale fornire una ampia e documentata informazione sullo sviluppo dei “fatti” e delle elaborazioni prodotte in Italia e all’estero in materia previdenziale.
Suo scopo era riportare i dati relativi alle esperienze che – in ambito di assicurazioni sociali – andavano producendosi in altri paesi, europei e non; così come discutere di questi “altri” esperimenti assicurativi ed assistenziali, confrontandoli con la specifica realtà italiana.
Suo fine era poi quello di informare sulle attività dell’Istituto, sulle sue strutture, sui suoi movimenti finanziari, sulla organizzazione del suo intero sistema amministrativo.
Tuttavia numerose furono le pagine – in particolare per il periodo tra le due guerre e ancor più per quello successivo alla Grande crisi del ’29 – ospitanti articoli di carattere “ideologico”, volti a illustrare ad esempio i postulati teorici del nuovo “Stato corporativo”, scritti questi che spaziavano dalla filosofia all’economia alla scienza attuariale, e che dunque, pur prendendo le premesse dalla materia previdenziale, in verità finivano per occuparsi di tematiche più ampie, di politica sociale e non solo. E invero, come si diceva nello scritto che accompagnava la menzionata pubblicazione degli indici della rivista, “il filone centrale della materia – la previdenza sociale in senso stretto – si svolge entro la cornice” ben più ampia costituita dalle varie “determinanti economiche, politiche, sindacali, giuridiche, spirituali” (INPS, 1956, p. 54).
Ciò che dunque sembra emergere dalla lettura degli scritti pubblicati nella rivista nel periodo tra le due guerre è non soltanto un dettagliato quadro della realtà previdenziale nazionale ed internazionale, ma anche un ricco panorama del dibattito concernente nuove forme di organizzazione degli assetti economici, politici ed istituzionali dei vari Stati-Nazione.
Come si vedrà anzi la rivista diviene un importante “trampolino di lancio” delle teorie relative alle modalità inedite dello Stato-interventista, al sistema keynesiano, e persino al modello beveridgiano della sicurezza sociale (modello che prese forma compiuta nel secondo dopoguerra).
Per ciò che concerne poi l’ambito di stretta competenza dell’INFPS dallo spoglio degli articoli e dalla stessa stuttura redazionale della rivista emerge altrettanto nitidamente l’imponenza dell’organizzazione assicurativa centrale e periferica dell’Istituto, nonché l’ampiezza delle “materie” da quest’ultimo toccate nello svolgimento della propria attività. Si tratta delle politiche familiari, delle problematiche sanitarie, delle questioni inerenti sia alla casa, all’edilizia popolare, sia alla educazione professionale, sia al nodo delle emigrazioni, sia agli sviluppi demografici, sia infine ai problemi del lavoro. A quest’ultimo proposito si pensi tanto al dibattito particolarmente fervido negli anni Trenta sull’“organizzazione scientifica del lavoro”, quanto alle tematiche sindacali.
Ecco allora che la stessa strutturazione interna della rivista rifletterà la vastità delle questioni connesse alla previdenza e alla attività del suo organo principale di gestione. Gli indici, nella loro struttura interna, servono a dare un’idea dei criteri redazionali seguiti. Alla imponente parte dedicata agli “Articoli e studi”, segue quella dei “Notiziari”, e partitamente del “Notiziario Italiano” e di quello “Estero”, poi la “Cronaca dell’attività internazionale”, la “Bibliografia” ed infine le “Note di Giurisprudenza”. Nel dettaglio, mentre il notiziario estero è suddiviso per paesi (dall’Argentina al Venezuela) dei cui sviluppi assicurativi ed assistenziali si dà informazione, quello per l’Italia si articola nelle seguenti sezioni: 1) “Attività dell’Istituto nazionale Fascista di Previdenza sociale”, al cui interno si danno notizie sia del Consiglio di amministrazione, delle sue deliberazioni e dei suoi membri, sia dell’attività assistenziale svolta dall’Istituto, in specie dei sanatori e delle case di cura da esso gestiti, sia di altre varie attività intraprese dall’INPS (per esempio la costituzione di suo Ufficio in Africa Orientale); 2) “Notiziario delle Assicurazioni sociali in Italia”, diviso per le varie branche assicurative (da quella disoccupazione a quella tubercolosi agli assegni familiari); 3) “Notizie varie”. Quest’ultima sezione si articola in ulteriori sottosezioni, ovvero quella dedicata alla assistenza e all’igiene sociale, quelle sulla protezione alla maternità e all’infanzia, sulla demografia, sull’edilizia popolare, sulla educazione professionale, sulle migrazioni, sull’organizzazione scientifica del lavoro e sulle problematiche a quest’ultimo inerenti. Parimenti la rubrica dedicata alla cronaca dell’attività internazionale comprende le notizie sulle conferenze e i congressi degli enti internazionali (ad esempio dell’Ufficio Internazionale del lavoro) e le informazioni sulle convenzioni e sui trattati in materia previdenziale. Infine alle Note di giurisprudenza appartengono tanto i giudicati della Magistratura ordinaria, quanto quelli delle commissioni arbitrali in ambito di contenzioso assicurativo.
Per ciò che attiene poi alle firme degli anni Trenta, si può osservare che sul versante della realtà italiana scrivono solitamente o personalità insigni del mondo culturale dell’Italia fascista, in particolare dedite alla teorizzazione dei principi del corporativismo (da Volpicelli, a Spirito) o personalità già note entrate a far parte dell’apparato istituzionale del regime (da De Marsanich, sottosegretario per le Comunicazioni, a Serpieri, sottosegretario per la Bonifica integrale, a Di Crollanza, ministro per i Lavori pubblici) o membri insigni dell’INFPS (in particolare i suoi presidenti, Bottai, Biagi e Lantini) o esperti occupati nelle istituzioni mediche e universitarie di diverse parti d’Italia (ad esempio Chessa, ordinario nell’Istituto superiore di Scienze economiche e commerciali di Genova; Biondi, direttore dell’Istituto di Medicina legale e del lavoro dell’Università di Siena; Ferrannini, direttore della Clinica medica di Bari), o infine diretti rappresentanti degli interessi sociali organizzati (Del Giudice, presidente della Confederazione fascista dei lavoratori del commercio; Cianetti, commissario della Confederazione fascista lavoratori dell’industria; Buronzo, presidente della Federazione nazionale fascista degli artigiani). Analogamente sul versante internazionale intervengono tanto personalità rappresentative degli apparati istituzionali e governativi dei vari paesi, quanto esperti “sul campo” del settore assicurativo e medico, quanto infine studiosi in senso stretto, legati all’accademia. Si pensi allora, sempre per riportare qualche esempio relativo agli scritti tra gli anni Trenta e i primi anni Quaranta, a Lassen, direttore del ministero danese degli Affari sociali, a Seldte, ministro per il Lavoro del Reich; a Young, ministro inglese per la Salute; si pensi a Litz, professore dell’Università di Lipsia, a Szeibert, dottore in Scienze economiche dell’Università di Budapest, o a numerose altre firme di docenti universitari di vari paesi europei.
Infine relativamente alla rubrica bibliografica, ossia ai libri e articoli a cui la rivista decise di dedicare brevi schede di recensione, si noterà che la maggior parte trattano di argomenti concernenti l’organizzazione e le attività assicurative dei vari paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Belgio, Germania, Austria, ma anche Stati Uniti) mentre solo una piccola parte riguarda i rapporti delle organizzazioni internazionali (della UIL soprattutto), e le tematiche, prettamente teoriche, del corporativismo.
|