Francesco Silvestri
Debolezza del sistema politico e tracollo socio-economico: l’Argentina democratica in un vicolo cieco
Glossario

Partiti

Unión Cívica Radical (UCR)
fondata nel 1891, ha raccolto per lungo tempo il voto progressista argentino. Negli anni compresi tra il 1957 ed il 1967 si scinde in una componente ortodossa (UCR del Pueblo, UCRP) e in una desarrollista (UCR Intransigente, UCRI). Con il ritorno della democrazia, dopo la Guerra delle Falkland-Malvinas (1982), si affilia all’Internazionale socialista. Oggi, dopo il fallimento del Governo di de la Rúa, versa in grave crisi di consenso.
Partido Justicialista (PJ)
creato da Perón nel 1945 sulle ceneri del Partido Laborista, è un partito di difficile inquadramento secondo i canoni europei; il suo godere dell’appoggio delle masse popolari e dei lavoratori lo ha connotato per lungo tempo come partito del proletariato argentino, ma il verticismo interno ed il conservatorismo populista ne fanno sostanzialmente un partito di destra. Nei lunghi periodi di proscrizione, il movimento peronista ha continuato ad esercitare la propria influenza attraverso il sindacato (Confederación General del Trabajo, CGT), riformato da Perón in una struttura fortemente corporativa. Negli anni ‘60, la corrente giovanile del Partito (la Juventud Peronista) si avvicina all’ideologia della sinistra extra-parlamentare, pur rifiutando le tesi marxiste. Con Menem, il PJ conosce una nuova svolta, che lo fa aderire a posizioni iperliberiste, pur senza abbandonare mai la retorica populista. Oggi il partito è diviso in numerosi correnti, guidate in maniera personalistica da maggiorenti e caudillos locali. Al momento, non è da escludere che alle prossime elezioni presidenziali siano addirittura cinque i candidati peronisti, ognuno con una sigla autonoma.
Le sinistre
l’alleanza tra classi lavoratrici e peronismo ha privato per lungo tempo la sinistra argentina della sua base di consenso naturale. Questo motivo, unito alla persecuzione posta in essere dai numerosi governi militari succedutisi alla guida del Paese, ha fatto sì che un partito di sinistra abbia faticato ad emergere per lungo tempo. Agglutinato con il ritorno della democrazia attorno alla debole figura di Alende (Partido Intransigente), il voto di sinistra troverà modo di esprimersi in maniera efficace con la nascita, a partire dal 1993, di una serie di “fronti” elettorali, che approderanno nel 1995 nel Frente del País Solidario (FREPASO), guidato dalla figura carismatica, ma moderata, di Carlos “Chacho” Álvarez, in gioventù peronista di sinistra. Sempre più forte nelle aree metropolitane, ma poco rappresentato nelle campagne, il FREPASO arriverà al governo nel 1999. La devastante crisi del 2000-2001 lo ha completamente scompaginato, facendo scomparire la sigla. Oggi sono rimasti a raccoglierne l’eredità due nuove formazioni: lo AyL di Zamora e l’ARI, guidato con grande vis polemica da Elisa Carrió.
Le destre
il conservatorismo argentino ha sempre trovato difficoltà ad esprimersi attraverso un partito politico; schiacciata tra l’anticomunismo peronista ed il riflusso del liberismo, fino agli anni ’80 il partito della destra è stato – come ha affermato qualcuno – il golpe militare. Con il ritorno della democrazia, la compagine di maggior rilievo della destra è stata l’Unión del Centro Democrático (UCEDÉ) di Álvaro Alsogaray, padre storico del liberismo argentino, e di sua figlia Julia. Travolta anch’essa dagli scandali (in questo caso da un’accusa di tangenti per favorire la privatizzazione della compagnia telefonica di Stato), e venuta meno la figura di Domingo Cavallo, oggi il vessillo del liberalismo argentino è tenuto alto dal Movimiento Federal, fondato e guidato da due ex ministri aliancisti: Ricardo López Murphy e Patricia Bullrich (quest’ultima ex peronista, poi frepasista dell’ultima ora). Va ricordato, infine, il Movimiento por la Dignidad y la Independencia (MODIN), compagine con simpatie di estrema destra (sia pure collocato all’interno dell’arco costituzionale) fondato dall’ex colonnello carapintada Aldo Rico.