|
Stefano
Maggi Carlo Cattaneo: i temi e le sfide Convegno internazionale di studi Milano, 6-7 novembre 2001 – Lugano 8 novembre 2001 Organizzato dal Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Cattaneo (1801-1869) diretto da Carlo Lacaita, dalle Raccolte storiche del Comune di Milano, dall'Archivio storico di Lugano e dalla Società d'incoraggiamento di arti e mestieri, dal 6 all'8 novembre 2001 si è tenuto un convegno internazionale dedicato a rivisitare la figura e l'opera di uno dei principali protagonisti della storia, della politica e della cultura risorgimentali, per tanto tempo ingiustamente ricordato nella pubblicistica scolastica soltanto per il suo progetto federalista, rimasto inattuato nell'Italia unitaria.
E invece i temi proposti e le sfide lanciate da Cattaneo superavano ampiamente il settore dell'organizzazione politico-istituzionale per estendersi in diversi campi: dal sogno della civiltà agli studi linguistici, dal pensiero economico al giornalismo colto degli Annali Universali di Statistica e del Politecnico, dalla filosofia all'ingegneria.
Mediante i contributi di qualificati studiosi italiani e stranieri, le giornate di studi programmate a Milano e Lugano, alle quali peraltro ha assistito un vasto pubblico, hanno voluto offrire una panoramica volta alla riscoperta del complesso di riflessioni e di attività di Carlo Cattaneo, basandosi su tre aspetti fondamentali: il suo progetto politico di federalismo, visto anche in rapporto con i programmi degli altri esponenti del Risorgimento; l'analisi della lungimiranza e della modernità del suo patrimonio culturale; un bilancio dei contributi dei suoi interpreti del '900.
Nei numerosi interventi sono stati messi in evidenza tanti dati e suggestioni, che risulta persino difficile sintetizzare in un quadro d'insieme, ma certamente tutto questo dimostra la poliedricità della figura di Cattaneo, che merita come pochi altri di essere considerato sia un classico che un contemporaneo.
Nei tre giorni di lavori, è emerso per esempio che Cattaneo, proiettato nel futuro, non fu ben accettato dalla cultura dominante del suo tempo. Era un uomo – ha sostenuto Sergio Moravia – che non amava le speculazioni astratte, e Giuseppe Talamo ha aggiunto che non si trattava neppure di un letterato o di un amante dell'arte. Era invece un attento studioso pienamente inserito in quella straordinaria circolazione internazionale di idee, di cultura, di libri che caratterizzava la prima metà dell'Ottocento. E si definiva “incurabilmente positivo”, a testimonianza di come l'ideale positivista lo avesse tempestivamente assorbito. Ma d'altra parte il suo spiccato e raro senso pratico lo portava a lottare per questioni concrete, a partire dai casi particolari per inserirli in tematiche di più ampio respiro. Fu per esempio critico – ha messo in evidenza Tullio De Mauro – verso la legge Casati sull'istruzione pubblica, che si rivelò infatti di difficile attuazione nell'Italia post-unitaria. Cattaneo, quindi, non amava le astrazioni, sebbene nell'ultimo periodo della sua vita, dopo il 1859, recuperasse l'interesse per il pensiero generale, rilevando – ha affermato Robertino Ghiringhelli – che la società aveva tanti aspetti e quindi poteva essere studiata da tante scienze. Tra queste scienze occorreva poi un contatto, che doveva essere attuato dalla filosofia civile.
Ma forse – ha sostenuto Franco Masoni – la parte più costante del suo pensiero fu il concetto di “sviluppo tecnico ed economico”, che egli aggiunse al concetto di “incivilimento” di Gian Domenico Romagnosi, il fondatore degli Annali Universali di Statistica, di cui Cattaneo era stato allievo. Insomma, per Cattaneo l'unica rivoluzione – secondo le parole di Luigi Ambrosoli – era quella rappresentata dal progresso, che avrebbe portato a un graduale miglioramento della società. Padroneggiare la natura ponendola al servizio dell'uomo, era questa l'idea che informò gran parte della sua attività e che lo portò, per esempio, a intervenire personalmente nelle imprese per lo scavo dei combustibili fossili, nell'illuminazione a gas, nella Società d'incoraggiamento di arti e mestieri, nonché a sostenere i canali e soprattutto le ferrovie, vere protagoniste del suo tempo.
Numerosissimi i suoi scritti sulle strade ferrate, nelle quali vedeva il principale fattore di progresso sia in Italia che in Svizzera. Di particolare valore furono i suoi interventi per la Milano-Venezia, la più grande operazione finanziaria nell'Italia del primo Ottocento. Dall'amministrazione della società concessionaria Cattaneo si dimise nell'agosto del 1838, per contrasti con la visione dell'ingegner Pietro Paleocapa che vedeva la ferrovia come opera pianificata dallo Stato. Egli sosteneva invece la redditività economica della rete ferroviaria sull'esempio inglese, e la necessità, per questo motivo, di toccare il maggior numero possibile di abitanti. La questione della Milano-Venezia fu proprio all'origine della fondazione del Politecnico, come ha messo in luce l'intervento di Pietro Redondi. Questa rivista, difficile, di carattere tecnico, rimase a diffusione limitata ma fu caratterizzata da un alto valore scientifico. Nel Politecnico Cattaneo sostenne il mercato contro il dirigismo, o Colbertismo – come affermava lui. Egli, laureato in Giurisprudenza, era peraltro convinto che l'ingegneria, allora ai suoi primordi, fosse la scienza dello sviluppo, ma che dovesse fondersi con le altre “arti sociali”, come l'economia, il diritto, la storia, la demografia. Occorreva perciò negare agli ingegneri tecnocrati la facoltà di progettare da soli il progresso e ricondurre in qualche modo le scienze esatte tra le scienze umane.
Concludendo questa breve rassegna di interventi e di tematiche emerse al convegno, è forse giusto riprendere le parole di Giuseppe Galasso, secondo il quale Cattaneo aveva un atteggiamento critico e creativo, una mente vigile, acuta, reattiva.
|