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Organizzazione economica e politica dell'agricoltura nel XX secolo. Cent'anni di storia del Consorzio Agrario di Siena (1901-2000)
Tania Giuggioli commenta:
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Fabio Bertini, Organizzazione economica e politica dell'agricoltura nel XX secolo. Cent'anni di storia del Consorzio Agrario di Siena (1901-2000), Bologna, Il Mulino, 2001
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Sabato 15 dicembre 2001, presso la sede del Monte dei Paschi di Viale Mazzini, si è tenuto il Convegno “Dalla civiltà contadina alla gestione d'impresa: cento anni del Consorzio Agrario di Siena”, in occasione del quale è stato presentato il volume di Fabio Bertini Organizzazione economica e politica dell'agricoltura nel XX secolo. Cent'anni di Storia del Consorzio Agrario di Siena, con la prefazione di Sandro Rogari e la presentazione di Mario Ascheri, edito da Il Mulino.

L'opera ricostruisce la vicenda del Consorzio Agrario di Siena dal momento della sua nascita, nel 1901, fino ai giorni nostri, inserendola nel contesto della storia senese e senza mai tralasciare il quadro nazionale di riferimento. La storia del Consorzio rappresenta non solo una interessante storia d'impresa, ma soprattutto lo strumento essenziale per comprendere l'evoluzione dei modi di organizzazione economica dei ceti rurali. E ciò acquisisce particolare rilievo in un ambiente come la provincia senese, in cui i ceti rurali rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione, almeno fino alla seconda guerra mondiale.

Particolarmente interessante a tal fine è l'arco temporale in cui si snodano le vicende del Consorzio: dalla fine dell'Ottocento, il momento cioè dello sviluppo delle prime iniziative quali i Comizi Agrari e le Cattedre Ambulanti, sulla scia delle quali il Consorzio prenderà vita, fino alla crisi degli anni Novanta del Novecento che vedono il collasso della Federconsorzi, troppo legata al sistema partitico italiano.

Nell'arco di un secolo il Consorzio senese riesce a mantenere inalterato il suo ruolo economico ed organizzativo con le sue funzioni commerciali e di vendita di prodotti agricoli, interagendo costantemente con gli agenti economico-sociali e politici che si alternano sulla scena locale e nazionale. Il Novecento italiano è del resto il palcoscenico di conflitti di portata mondiale, di capovolgimenti politici e istituzionali radicali, di mutamenti economico-sociali profondissimi, e di tali trasformazioni l'agricoltura è protagonista, insieme a quei ceti rurali, proprietari o lavoratori che siano, che di essa vivono. Rispetto a tali vicende il Consorzio mantiene un atteggiamento di distacco sia nei confronti delle forze politiche che nei riguardi delle pubbliche amministrazioni ed in questa “apoliticità” (mantenuta almeno fino alla pubblicizzazione durante il regime fascista) Mario Ascheri intravede il fattore di successo del Consorzio come strumento di continua difesa degli interessi degli operatori del settore agricolo in ogni fase storica che esso si trova ad affrontare.

Anche nei rapporti con la Federconsorzi emerge una discreta autonomia gestionale, soprattutto grazie allo stretto legame con il Monte dei Paschi, allacciato fin dal momento della nascita ad opera del primo presidente del Consorzio Filippo Virgilii, già presidente del Comizio Agrario e docente di Statistica economica nell'Ateneo senese. Come si apprende dalla lettura delle sue opere Virgilii considerava fondamentale per lo sviluppo dell'agricoltura il problema del credito agrario indirizzato alle migliorie ed in tal senso il sostegno del Monte dei Paschi fu indispensabile per assolvere da subito funzioni creditizie.

Gli sconvolgimenti legati alle prime lotte mezzadrili del 1901 non toccarono il Consorzio peraltro schierato ideologicamente tra i difensori dell'istituto mezzadrile, se non nella misura in cui la classe proprietaria dovette riconoscere al mezzadro una certa attitudine, almeno in alcuni momenti dell'attività rurale, all'imprenditorialità.

Con l'avvento del Fascismo il sistema mezzadrile si consolida ulteriormente come il mezzo più efficace di stabilizzazione sociale nelle campagne. Nel 1923 il Consorzio si converte ufficialmente al Fascismo e conosce una stagione positiva che vede realizzarsi anche il progetto di espansione dell'ente verso la Maremma. Con la costituzione di una sede del Consorzio a Grosseto, Siena diviene il principale polo agricolo-commerciale dell'area meridionale della Toscana.

Lo stesso Virgilii si converte al Fascismo a conferma della piena sintonia che si instaura tra regime e proprietà fondiaria senese circa l'intenzione di mantenere nelle campagne, proprio attraverso la continuazione della mezzadria, la pace sociale tra tutti i ceti rurali.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale e le conseguenze che essa porta sul piano della politica, dell'economia e della società, ogni equilibrio che fino ad allora si era mantenuto inalterato grazie soprattutto alla permanenza del sistema mezzadrile, viene scardinato. Il Consorzio viene commissariato e negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto è protagonista di un duro scontro tra la Confederterra, la Coldiretti e la Confagricoltura che si contendono il suo controllo. Ha la meglio una coalizione formata dall'Unione Agricoltori, che rappresenta gli interessi della proprietà fondiaria, e la Coldiretti, vicina alle posizioni della Democrazia Cristiana. Questo accade però senza che lo scontro che si stava svolgendo a livello nazionale tra i maggiori partiti italiani venisse trasposto sul piano interno al Consorzio. Anzi, anche di fronte a dure controversie come nel caso della questione della sede di via Malavolti, acquistata dal Consorzio negli anni Trenta, ma precedentemente sede della Casa del Popolo prima incendiata e poi requisita dai fascisti nel 1921 e per questo rivendicata con forza dai comunisti, le diverse rappresentanze all'interno del Consorzio riescono a mantenere una collaborazione ed una convergenza di intenti nel superiore interesse dell'andamento dell'ente.

Questa capacità viene dimostrata con rinnovato vigore nei momenti più critici delle lotte contadine che attraversano le campagne senesi con particolare violenza, delle reazioni all'attuazione della Riforma Agraria e al lodo De Gasperi, nonché del loro fallimento manifestato in maniera molto evidente dal massiccio esodo dei contadini dalle campagne e dal conseguente abbandono definitivo dei poderi.

Gli anni '40 e '50 rappresentano un momento particolarmente duro per l'attività del Consorzio, soprattutto a causa del clima politico nelle campagne, come ben emerge dalle pagine del Bertini: “dalla contrastata e lunga campagna elettorale, al voto del 18 aprile [...], ai terribili giorni seguiti in luglio all'attentato a Togliatti, culminati negli scontri mortali di Abbadia San Salvatore, si susseguirono tensioni drammatiche che coinvolsero in pieno le campagne mezzadrili” (p. 280).

Nonostante ciò il Consorzio dimostra una notevole capacità di tenuta e continua a rappresentare uno strumento importantissimo di modernizzazione dell'agricoltura: “che [...] l'attività generale del Consorzio si stesse rilanciando, era dimostrato dalla rinnovata vitalità delle succursali, dietro anche all'avvio di una crescita della distribuzione dei fertilizzanti e concimi che, uscendo dallo stallo precedente, cominciava ora una lunga e progressiva fase di crescita” ( p. 288).

Con uguale energia viene affrontata anche la crisi degli anni '80 che coinvolge più in generale il sistema politico italiano per la rottura di decennali equilibri internazionali e ciò grazie all'attenzione da sempre rivolta alla situazione economica locale.

Fabio Bertini ha saputo realizzare una ricostruzione dettagliata e accurata nei particolari facendo uso di un ampio ventaglio di fonti in gran parte originali: prime tra tutte le carte conservate presso l'Archivio del Consorzio Agrario di Siena, riordinato in occasione di questa ricerca, e l'Archivio Storico del Monte dei Paschi, dai quali ha tratto importanti nozioni contenute nei Verbali del Consiglio d'Amministrazione, del Consiglio Direttivo, del Comitato d'Amministrazione e del Comitato Direttivo, nonché dai Verbali delle Assemblee generali e da quelli dell'amministrazione dell'Enopolio e della sezione Sementi. Di grande rilievo è anche il lavoro compiuto dall'autore nello spoglio delle fonti a stampa: sono stati esaminati il Bollettino del Comizio Agrario di Siena, che dal 1905 cambia nome in Agricoltura senese e L'Ombrone per il primo decennio del Novecento; Il Popolo di Siena, La Vedetta senese, La Scure, La Difesa agricola, Il Solco, Agricoltura senese, La Rivoluzione Fascista per gli anni '20 e '30; dal '45 troviamo cenni di articoli ripresi da Unità e Lavoro e dai Notiziari dell'Associazione Agricoltori della Provincia di Siena e della successiva Unione Provinciale Agricoltori di Siena (Agricoltore senese), da La voce unitaria dell'Associazione Coltivatori diretti di Siena e da Siena Coldiretti. L'autore si è inoltre avvalso di testimonianze, raccolte personalmente tramite interviste e colloqui con alcuni personaggi di rilievo all'interno del Consorzio tra i quali: Francesco Moffa, Presidente del Consorzio, Pietro Pagliuca, Direttore in carica, ing. Luigi Socini Guelfi, dr. Giorgio Galassi Beria, tecnico agronomo, Alessandro Pannacci, capo del servizio amministrativo, Mario Pucci.

È emersa non solo l'immagine del Consorzio Agrario quale istituzione consolidata nella struttura socio-economica senese, affiancata in tale ruolo e spesso sostenuta dal Monte dei Paschi, ma soprattutto la storia di un'intera società locale nel suo strettissimo rapporto, spesso conflittuale, tra città e campagna, rinsaldato da vincoli non tanto di natura politica o economica, quanto culturale. Si tratta di una cultura di tipo imprenditoriale, ampiamente diffusa nelle campagne senesi che ha avuto e mantiene ancor oggi un ruolo fondamentale per lo sviluppo della struttura economica della provincia.