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Ernesto
Petrucci Il '48 e la questione ferroviaria nello Stato pontificio. Saggio storico bibliografico
Riflessioni finali
Quale fu il seguito di tutta questa prima vicenda
ferroviaria nello Stato pontificio è una cosa nota: la notificazione
del governo romano del 7 novembre 1846, su concessione di Pio IX,
rendeva noto l'elenco delle linee ferroviarie ritenute di “principale
importanza”:
Sulla Ancona-Roma prevalse in quel momento l'orientamento
già sostenuto dal Galli e ripreso dal Rutili Gentili per
una linea che, dopo aver toccato i centri abitati di Foligno e Nocera
Umbra e dopo aver superato l'Appennino, si sarebbe dovuta avviare
lungo la Valle del fiume Potenza. Evidentemente l'abile e accorto
disegno del Galli consentiva al governo pontificio di tenere maggiormente
conto delle esigenze di alcuni influenti centri urbani del versante
marchigiano (Recanati, Macerata, Tolentino, San Severino, Castelraimondo).
Il pronunciamento governativo, inoltre, con quella tipica abilità
dell'amministrazione pontificia di lasciare sempre aperti spiragli
per varianti e interpretazioni estensive, non diceva nulla circa
il punto preciso dove occorreva valicare l'Appennino ma indicava
solamente i due punti, a monte e a valle, da collegare: Nocera Umbra
e l'imbocco della Valle del Potenza. Rimaneva quindi in piedi quella
variante estensiva che da Castelraimondo per Matelica e Fabriano
valicava la catena montuosa nei pressi di Fossato di Vico da dove
per Gualdo Tadino si poteva ricondurre, come disposto dalla notificazione
del governo, a Nocera Umbra. Un capolavoro di mediazione che poteva
riuscire solo a chi, da secoli, era abituato a governare, mediando,
le spinte locali, i particolarismi e le autonomie di città
e territori privilegiati. L'eventuale sacrificio iniziale di Perugia
sarebbe stato compensato in seguito con la realizzazione di quella
linea ferroviaria che da Foligno, passando ai piedi del capoluogo
umbro, doveva costeggiare il Lago Trasimeno per ricollegarsi a Terontola
con la Firenze-Roma.
Un disegno, tutto sommato, non peregrino che
consentiva allo Stato pontificio di collegare un gran numero di
centri abitati ponendosi, allo stesso tempo, quale crocevia dei
collegamenti tra i due mari e tra il Nord e il Sud dell'Italia.
L'accelerazione delle vicende politiche successive
rese vana tutta questa mobilitazione che negli Stati romani si ebbe
attorno alle strade ferrate. L'intera partita ferroviaria passò
nelle mani del giovane Stato italiano che vi pose mano in condizioni
poltiche generali del tutto mutate rispetto al biennio 1848-49.
Quel grande movimento di idee, proposte e iniziative
ferroviarie che maturò nelle provincie pontificie rimane
però, a mio avviso, un importante crocevia storiografico
per la comprensione del ruolo che alcune provincie ebbero nei successivi
sviluppi della storia italiana.
Negli ultimi anni, infatti, la ricerca storica,
anche in Italia, si è orientata decisamente alla ricostruzione
delle società locali di antico regime occupandosi, in molti
casi, di quel periodo Ottocentesco che succede alle vicende napoleoniche
e lambisce gli avvii definitivi della vicenda risorgimentale. L'utilizzo
di fondi archivistici familiari, di carteggi personali, di documentazione
proveniente da aziende e imprese, la storia connessa alle realizzazioni
materiali (strade, ferrovie, bonifiche, acquedotti, ecc.) ad alto
impatto ambientale ha consentito di acquisire nuovi, e più
profondi, livelli di conoscenza su molte “microstorie”
(aprendo anche un certo dibattito storiografico su questa scelta
di fondo). Ritengo che i materiali bibliografici raccolti in questo
lavoro possano inserirsi su questa scia. Dietro le proposte di quegli
uomini e di quelle istituzioni vi sono, quasi sempre, interessi
economici locali, gruppi finanziari e imprenditoriali che si stanno
muovendo, ceti che cercano qualificazione e ascesa sociale. Molte
di quelle città dalle quali provengono richieste di collegamenti
e di strade ferrate vivranno, nei decenni che seguiranno l'Unificazione
del paese, stagioni di crescita economica, demografica e di sviluppo
della dinamica sociale.
Ecco allora che elenchi di consigli di amministrazione,
citazioni di società finanziarie, raccolte di capitali, bandi
di gara, dati catastali e ambientali rintracciabili in questi documenti
possono essere utili vie di esplorazione per l'apertura di nuovi
percorsi di approfondimento e di ricerca.
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