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La grande fabbrica di Duccio Bigazzi. Due interventi
a cura di Giorgio Bigatti
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Duccio Bigazzi, La grande fabbrica. Organizzazione industriale e modello americano alla Fiat dal Lingotto a Mirafiori, Milano, Feltrinelli, 2000, p. 288
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Introduzione

A due anni dalla prematura scomparsa di Duccio Bigazzi, ci è parso un buon modo per ricordarlo avviare una discussione, che ci si augura quanto più larga possibile, sul suo lavoro di storico. Non una rievocazione né un semplice omaggio, quindi, ma un dibattito vero, che partendo da ciò che Bigazzi ci ha lasciato chiamasse a confrontarsi con la sua opera quanti gli furono vicini ma anche i molti che, pur senza averlo conosciuto hanno avuto modo di apprezzarne gli scritti. L'occasione ci è offerta dalla recente pubblicazione per i tipi della Feltrinelli di La grande fabbrica. Organizzazione industriale e modello americano alla Fiat dal Lingotto a Mirafiori. Il volume, introdotto da uno scritto di Giuseppe Berta e Giandomenico Piluso, raccoglie tre saggi di grande spessore che riflettono alcuni dei temi che furono cari a Bigazzi, studiati con l'intelligenza, la passione e il rigore che restano la cifra più autentica del suo essere storico.

Il lavoro e la fabbrica sono stati, infatti, al centro della sua riflessione fin dai primi studi sulla “fierezza del mestiere” degli operai meccanici nella Milano di fine Ottocento. Un interesse storiografico sfociato, alcuni anni più tardi, nel volume sul Portello (Milano, Franco Angeli, 1988), una storia dell'Alfa Romeo dalle origini al 1926 che viene unanimemente considerata uno dei frutti migliori della business history italiana.

Infaticabile ricercatore, tenace nell'inseguire minute piste d'archivio quanto abile ad evitare le secche di una pedante erudizione, in quel volume Bigazzi non si è limitato a delineare la storia di una impresa circondata da un alone di leggenda. Incrociando fonti di diversa natura, tra cui la fotografia che fu un suo non secondario interesse, Bigazzi attraverso l'Alfa ci restituisce uno spaccato dell'industria italiana, dei suoi conflitti, delle sue diverse componenti, dei suoi dilemmi organizzativi, della sua classe operaia. Una vicenda corale, che cala la storia aziendale all'interno di una densa trama di rapporti sociali riuscendo a restituirci l'immagine a tutto tondo della vita di una grande fabbrica meccanica nei turbolenti decenni di primo novecento.

Precedentemente apparsi in due volumi di non facile reperibilità e opportunamente riproposti, i saggi sul Lingotto e Mirafiori raccolti La grande fabbrica rappresentano un'ulteriore focalizzazione del percorso di ricerca di Bigazzi: lo studio dell'organizzazione del lavoro alla Fiat e della tormentata recezione del modello fordista della produzione di massa in un paese come l'Italia caratterizzato fino agli anni cinquanta da bassi redditi e bassi consumi. Scrivono Berta e Piluso a questo proposito: “Sulla scorta di un intreccio documentario ricchissimo, la storia degli stabilimenti della Fiat viene ricostruita con un'attenzione particolare verso la forte tensione alla razionalizzazione dei processi produttivi, evidenziando i momenti alterni di cooperazione e conflitto tra i responsabili della progettazione e i protagonisti della produzione. Le grandi fabbriche torinesi sono indagate come organismi pluridimensionali, in cui le culture dei tecnici e degli ingegneri, del management e delle maestranze, tracciarono le linee evolutive dell'assetto produttivo e plasmarono l'innovazione quotidiana all'interno degli stabilimenti”. E ancora: “Le vicende del Lingotto e di Mirafiori sono restituite attraverso un intreccio fittissimo di dati e fatti così da mostrare con efficacia una storia non necessitata, non predeterminata”.

Proprio questa attenzione per i dati e i fatti ci sembra una lezione da non dimenticare. Consapevole che per lo storico l'interpretazione deve sempre avere un riscontro fattuale, Bigazzi è stato un maestro nell'individuare, collazionare, contestualizzare e interpretare le fonti, scritte e orali, documentarie e iconografiche, in un fecondo intreccio. Un'attenzione costante per le fonti pienamente riflessa in una serie di pubblicazioni di carattere bibliografico e soprattutto nella dieci annate di “Archivi e imprese” (ora “Imprese e storia”).

Ci pare che molti dei temi studiati da Bigazzi (il lavoro, la cultura del fare, il ruolo dei tecnici, l'ibridazione del modello americano, la dimensione sociale della fabbrica ecc.) conservino, e anzi in taluni casi è auspicabile che ritrovino, interesse e attualità per un mestiere che sembra aver smarrito antiche certezze e punti di ancoraggio, sempre più soggetto a mode e altrettanto rapido a spostare i propri interessi. Anche per questo ci è sembrato doveroso, nell'aprire la serie di una nuova rivista, tornare a parlare di Duccio Bigazzi.

Agli interventi di Ferdinando Fasce e Stefano Musso speriamo possano seguirne altri. Chi fosse interessato può scrivere a gbigatti@liuc.it



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