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Giancarlo
Cerasoli
La patocenosi
Le patocenosi tra passato e presente
Un'altra importante affermazione di Grmek si
riferiva all'equilibrio tra le malattie nelle diverse epoche “la
patocenosi tende verso uno stato ideale, e per lunghi periodi varia
all'interno di limiti relativamente ristretti, ma i cambiamenti
dei fattori esterni possono produrre rotture e creare disequilibri
che determinano una nuova tendenza” (5). Per tale motivo
egli prevedeva che l'attenzione dello storico della salute che indaga
la dinamica della patocenosi si sarebbe diretta “sicuramente
verso le due fasi più significative: da una parte verso le
fasi di equilibrio e, dall'altra parte, verso i periodi di sconvolgimento”
(1, 3). Esempi degli avvenimenti che hanno portato a cambiamenti
epocali delle patocenosi nella storia del mondo occidentale sono
stati: nel Neolitico il passaggio al modo di vita sedentario; nell'Alto
Medioevo le migrazioni dei popoli provenienti dall'Asia; nel Rinascimento
la scoperta dell'America; e infine, ai giorni nostri, l'unificazione
mondiale del pool dei germi patogeni e la diminuzione spettacolare
della maggior parte delle malattie infettive (4). Ed è proprio
il Novecento che “ha conosciuto la più profonda rottura
patocenetica di tutta la storia dell'umanità” (5), rivelatasi
drammaticamente quando negli anni Ottanta emerse un nuovo “flagello”,
l'AIDS.
Ad esso Grmek dedicò uno dei suoi ultimi
libri nel quale prese in esame i motivi che avevano permesso la
straordinaria diffusione di quella nuova epidemia. Le riflessioni
e le ipotesi contenute in quel testo rappresentano un'importante
conferma della validità dell'applicazione del concetto di
patocenosi (4).
Oggi le intuizioni di Grmek sono entrate a far
parte dell'orizzonte di pensiero di molti storici della salute italiani,
tra i quali ricordo soltanto Giorgio Cosmacini (7), Paolo Sorcinelli
(8), Giovanni Berlinguer (9), Marco Soresina (10), Anna Lucia Forti
Messina (11) e Paola Corti (12) ed il concetto di patocenosi si
trova nei dizionari e nelle enciclopedie di medicina (13, 14). Con
questa breve nota lo si è voluto semplicemente ricordare
ai nuovi ricercatori, invitandoli a fare tesoro dell'opera di un
uomo che ha sempre coltivato con intelligenza il fertilissimo campo
dello studio transdisciplinare ricavandone frutti straordinari (15,
16, 17).
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