Fabio
Grassi Orsini - Gerardo
Nicolosi
[1]Luci ed ombre della cyberpolitica: i governi on-line, il partito telematico
Premessa. La crisi delle dot.com: quale futuro per l'informazione politica on-line
Ogni rivoluzione tecnologica apre nuove vie
alla conoscenza umana e allo sviluppo della società ma spesso suscita
delle speranze superiori a quelle che possono essere, almeno sul
breve periodo, le applicazioni pratiche. Ne è prova il recente crollo
del Nasdaq, che è dovuto non soltanto all'eccessiva valutazione
dei titoli tecnologici, responsabile della bolla speculativa recentemente
scoppiata, quanto alla crisi di fiducia degli investitori nei riguardi
di società che, benché siano state beneficiarie di un'eccessiva
capitalizzazione, non sono state in grado di rispondere tempestivamente
con piani industriali adeguati alle enormi disponibilità finanziarie
in loro possesso. Una crisi di fiducia che ha comportato un drastico
taglio della pubblicità e la morte prematura di molte dot.com.
Alla prova dei fatti, Internet
non è riuscito, né poteva riuscire, a sostenere da solo una “nuova
economia” e, aldilà delle aspettative, esso si è rivelato un semplice
strumento per una nuova organizzazione del lavoro e della comunicazione,
a condizione di saperlo utilizzare all'interno di una realtà produttiva
molto innovativa. Perché si possa avere una nuova organizzazione
della produzione, del commercio, della comunicazione, infatti, occorre,
oltre all'impiego di grandi risorse finanziarie ed umane, molto
più tempo e sperimentazione di quanto potevano supporre questi apprenti
sorcier dell'informatica e di quanto potevano concedere i mercati
e, soprattutto, è necessario inventare nuovi prodotti e servizi
in modo da incentivare e diversificare l'offerta. La cosiddetta
“nuova economia” (con la sola eccezione dell'e-commerce)
è rimasta una realtà poco più che virtuale e Internet è stato, in
realtà, molto sotto-impiegato rispetto alle sue potenzialità. Nonostante
il grande progresso delle vendite di computer e degli accessi, soprattutto
nelle fasce giovanili e in quelle di media cultura, si incontrano
vischiosità nell'alfabetizzazione delle fasce più anziane, mentre
la scarsa qualità dei prodotti offerti provoca un rifiuto da parte
di settori intellettuali più sofisticati, che ostentano con civetteria
di voler fare a meno di un mezzo divenuto ormai indispensabile,
anche se va usato con giudizio. Non capita di rado, infatti, di
sentire affermare a noti intellettuali che “bisognerebbe tornare
alla macchina da scrivere e a modi di comunicazione più personalizzati”.
E, in un certo senso, non si può non capirli, visto che è impossibile
ripararsi dietro le segreterie telefoniche, far fronte alle e-mail
su computer in stand by ed ai bip di chi lascia messaggi
sui cellulari spenti. Se, da una parte, non si può negare che l'uomo
della strada abbia oggi accesso ad un tipo ed una quantità di informazioni
di cui nel passato non potevano disporre nemmeno i grandi specialisti,
dall'altra c'è il rischio di perdere l'orientamento se non si dispone
di una bussola che indichi la direzione. Sembra, insomma, che Internet
non sia più trendy come una volta e non è escluso che l'economia
tradizionale si prenda la sua rivincita, anche se è certo che di
Internet non si potrà più fare a meno: probabilmente, sarà più difficile
vedere tanti volumi dedicati ad Internet negli scaffali dedicati
ai manager in carriera, le maggiori vittime di questo ridimensionamento
della net economy, perfino nelle librerie degli aeroporti
e nei reparti libri dei supermercati, già inflazionati di questo
tipo di produzione editoriale. Poco spazio hanno sinora rappresentato
nel traffico dei “portali generalisti” le informazioni politiche
specializzate, anche se numerosi contatti di questo genere possono
essere stati classificati sotto la voce “lettura giornali” che ne
ha costituito da solo il 31% . Nonostante si tratti ancora di una
fetta molto modesta di mercato, mentre più consistente è il numero
degli utenti che frequentano i siti dell'e-government, un
certo numero di utenti alla ricerca di queste notizie si serve invece
di portali specializzati, in genere non profit, i quali favoriscono
l'accesso a siti “istituzionali”, che fanno capo ad enti pubblici
statali e di governo, a quelli di partiti e movimenti politici o
a banche dati elettorali e ad altri siti specialistici di informazione
politica. A titolo esemplificativo, riportiamo qui di seguito una
elenco di alcuni di tali siti, rilevati al 3/05/2001 sul portale
“Political Resources on the net”[2]:
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