Gianluca Gualducci
Capitan America, il nuovo maestro del dubbio
Abstract

Nella produzione fumettistica statunitense degli ultimi decenni è andato sempre più affermandosi il modello dell'antieroe, o meglio "eroe negativo". L'immaginario reagisce alle tante micro e macro fratture sociali e valoriali della nostra età producendo protagonisti violenti e dubbiosi, privi di uno statuto etico univoco.

Il Caso di Capitan America è da questo punto di vista, dotato di un valore esemplare. Nato negli anni quaranta come campione "senza macchia" dell'America antinazista, egli era il più puro rappresentante degli ideali di libertà e democrazia su cui si costrui la propaganda bellica statunitense.

A partire dal 1997 lo troviamo riproposto nella collana La rinascita degli eroi, attualizzato e trasfigurato dagli scenari della post-modernità. Non combatte più contro le truppe del terzo Reich, ma contro le ombre di un mondo privo di una direzionalità morale, confuso tra le mostruosità del quotidiano, corruzioni politiche, rigurgiti neonazisti, criminalità e indifferenza.

Capitan America – icona quasi epica dell'immaginario di massa – si trova dunque ad incarnare perfettamente il senso della crisi. Rottura degli ordini gerarchico-organizzativi della società e dei suoi fragili dettati etici, risveglio dal lungo sonno della cosidetta "innocenza" americana, è in ultima istanza testimone e interprete di un dissolto significato dell'agire.

Il senso della sua esistenza si riassume – e trova nel contempo il proprio "valore" – nell'affermazione del dubbio come categoria di interpretazione del vivere. Categoria anche costruttiva, capace di problematizzare e vivificare il tessuto narrativo di un medium, il fumetto, spesso etichettato come "popolare" con insistente superficialità.